LA MESTIZIA E IL SUO ATTIMO

Eppure sono ancora qui. Seduto nelle assenze di me, in questa sera vicino al mare. Perso, su queste onde che diversamente immaginavo, sotto questa luna che luna non è, sento zoppicare da tergo il pensiero, nel respiro abbandonato, nel buio di questa sera. Di questo infinito, che incessantemente si accalca nei miei pensieri, rassegno il vuoto di me, in un ripetuto silenzio di ascolto. Qui al molo, le stelle, fuggono da nuvole nere, e scompaiono dalla vergogna del vento che illude nei sospiri e brucia sui miei occhi malati e urlanti di quel senso di te. Non ci sei e nemmeno sotto il lampione ti ritrovo, oltre la luce di questa luna che luna non è, nella più grigia foschia, di un labile presagio in momenti evanescenti. Impercettibilmente incasso il verso della piega dell’attimo e m’incammino nell’insensato andare, lontano dagli sguardi appartati e taciturni, a me così simili e così vicini al predisposto e spudorato sentore, di questa assenza che ascende la mestizia.

About fulviomaria